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Traiano Camper Club
TOUR della LIBIA - Festival
Tuareg di Ghat 21 DICEMBRE – 6 GENNAIO
2008 Le Foto - Il Resoconto
Il Resoconto di Geppina Lo Bello Chi vuole visitare la Libia deve essere preparato a fare chilometri e chilometri su strade spesso dissestate e percorrere in fuoristrada le lunghe e polverose piste del deserto del Sahara libico, alla fine, però, si dimentica la fatica per le cose straordinarie che si sono viste. Il TCC, dal 21 dicembre 2007 al 6 gennaio2008 ha organizzato un tour della Libia che comprendeva la partecipazione al Festival Tuareg di Gat. Dopo vari ripensamenti decido di partecipare e faccio la prenotazione: dico alla parte di me che vorrebbe tornare in dietro che ormai “il dado è tratto” e che bisogna andare avanti, fondamentale nel mio camper la presenza di M. Luisa, senza la quale non sarei partita. Il 21 - 12 - 2007 la carovana formata da 7 Camper s’imbarca a Salerno sulla Grimaldi che, dopo aver fatto scalo a Palermo, prosegue per Tunisi, dove arriva la mattina del 23 -12. Dalla Goulette, il porto di Tunisi, percorriamo tutta la Tunisia. Fa da battistrada Michele Arancio, il nostro Presidente, poi la guida libica che troviamo alla frontiera e che assieme ad un poliziotto starà con noi per i 13 giorni che trascorriamo in Libia. Gli equipaggi: Il Presidente Michele Arancio con la moglie Rosetta Geppina Lo Bello e M.Luisa Brunetti Aldo e Violetta Carleo Rosina e Battista Contro Tommaso, Cristina e Antonio Bigoni Giuseppe e Alba Fergola Franca ed Enzo Paolin
Sulla nave i primi approcci, non ci si conosceva, poi siamo diventati tutti amici. Il 23-12 è stato il giorno più faticoso, abbiamo preferito proseguire, attraversando la Tunisia, verso la frontiera libica di Ras Jdayr dove abbiamo dormito dopo lunghi ed estenuanti controlli alla dogana; i controlli in Libia saranno frequenti, ma il nostro poliziotto aveva fatto un’abbondante scorta di fotocopie del suo permesso che esibiva ad ogni blocco di polizia. Quando ci fermiamo in territorio tunisino per consumare una rapida colazione alcuni ragazzini armeggiavano dietro al camper, scendo per veder e loro cominciano a tirare delle pietre senza motivo alcuno, cerco di calmarli, do loro dei dolci dopo qualche giorno mi accorgo che il faro anteriore del mio camper aveva un buco, anche l’anno precedente era accaduta la stessa cosa, bisognerebbe segnalarlo. Il giorno seguente, di buon mattino ci siamo spostati a Nalut, dove abbiamo visitato il Castello con granai trogloditi, forme rocciose, finestre aperte dove mettevano il grano, anfore interrate per la conservazione dell’olio, nel pomeriggio a Gadames, di chilometri sino al camping ne abbiamo fatto 700, il primo giorno 850. Il 25 dicembre siamo a Gadames e, accompagnati da una guida che parla italiano, visitiamo il museo e la città vecchia, patrimonio dell’Unesco, è la città inferiore, fresca, ombrosa, tutta imbiancata: cunicoli, case, lunghi corridoi bui, una moschea, fotografiamo e riprendiamo. Nel museo, reperti vari, manufatti tuareg, costumi tipici, strumenti musicali, vasellame. Il giorno di Natale pranziamo in una casa tipica, decorata a mano sino al soffitto, le pareti sono colme di svariatissimi oggetti colorati, pranziamo a base di brodino e cuscus con carne, datteri e the alla menta; naturalmente i cibi ci sono serviti su una tovaglia variopinta stesa sul pavimento, noi seduti su dei cuscini a gambe incrociate, (io m’ero portato uno sgabello). Il pomeriggio escursione sulle dune e visita dei laghi Mujzen su fuoristrada; le auto si arrampicano sulle rosse dune e poi discendono pericolosamente, emozionante. Incitiamo il nostro tuareg, giovane, altissimo e bello, a fare gincane, ci divertiamo come ragazzini. Più tardi, in capanne tuareg assistiamo alla cottura del pane sotto la cenere, ne mangiamo e prendiamo il the. Il 26 dicembre, quarto giorno del nostro viaggio, ci trasferiamo a Sebha, 700 km. circa e dormiamo in camping, il giorno successivo raggiungiamo Germa, escursione su fuoristrada ai laghi dell’Erg di Ubari, ” tra dune altissime e deserto dorato sbocciano miracolosamente le palme, piccole oasi, laghi irreali dal colore verde e azzurro.” Facciamo colazione, prendiamo il the, torniamo al camping su fuoristrada guidati da tuareg che indossano i loro costumi e la lunga sciarpa avvolta in testa a mo di turbante, anche noi abbiamo gli stessi copricapo. Il 28, lasciati i camper, di buon mattino ad El Awinat, è l’ingresso nel deserto verso l’Akakus, anch’esso patrimonio dell’Unesco, ingoiamo chilometri e chilometri su piste di sabbia con 4 fuoristrada e un camioncino che porta le tende e le provviste. in fine, andata e ritorno, sono circa 150 km. A ora di pranzo a ridosso di una roccia troviamo la tavola apparecchiata, facciamo colazione, ci eravamo fermati lungo il percorso per ammirare fantasmagoriche dune e sagome di roccia che spuntano dalla sabbia con guglie e pinnacoli ora dorate ora nere, vulcaniche, ma anche cespugli verdissimi sulla sabbia rossa. Incontriamo altri fuoristrada , i nostri autisti si fermano, si scambiano saluti, parlano animatamente. Attraversiamo canyons di roccia alla ricerca di pitture rupestri tracciate con il rosso, forme di animali e di uomini, forse del Neolitico. Al tramonto ci fermiamo per il primo bivacco, soffia un insistente venticello, si montano le tende, i tuareg accendono il fuoco, preparano la cena e il the caldo alla menta lentamente schiumato in piccoli bicchieri. Un bel falò, intorno al quale ci raccogliamo a cantare le nostre canzoni, anche i tuareg intonano le loro nenie ed è bellissimo stare a scaldarci sotto miriade di stelle, lo spettacolo è grandioso, siamo soli tra rocce brune, nel deserto. Per me è stato tragico infilarmi dentro la canadese che ho condiviso con M. Luisa, ma ho dormito e non ho sentito freddo nel mio sacco a pelo con su, una grande e calda coperta “tuareg” Per i nostri bisogni fisiologici si scompariva dietro ad una duna sperando che qualcuno non prendesse la stessa direzione. La mattina presto facciamo un’abbondante colazione a base di the, caffè e latte, pane burro e marmellata, miele e nutella; poi le panche e i tavoli sono stati smontati e via di nuovo nel deserto. Ammiriamo altre meraviglie, ci fermiamo a fotografare e a riprendere e a consumare il pranzo freddo poi verso sera sostiamo per il secondo bivacco al riparo di una roccia concava in un luogo che si chiama “Ti n Adada", il dito, per via della caratteristica forma della roccia. Cena calda, the alla menta e tutti attorno al fuoco. Il 30 -12 si riparte, è finita l’avventura nel deserto e nell’Akakus che da solo stramerita il viaggio in Libia, siamo nostalgici; dopo varie soste si arriva alla capanna di paglia di un vecchio tuareg, per filmare dobbiamo pagare. Lungo la strada incontriamo un incredibile arco di roccia rossa, ci fermiamo, fotografiamo e, se non ricordo male, consumiamo il nostro pranzo A sera siamo a Le Awinad, pernottiamo, il mio camper ci sembra un Hotel a 5 stelle. Prima però ci trasferiamo a Gat per assistere al Festival Tuareg, uomini e donne indossano costumi coloratissimi, cantano e danzano, tutti siamo coinvolti. Il 31, ultimo dell’anno, siamo a Gat. Chi prima chi dopo si fa una doccia purificatrice e ci si prepara a trascorrere la fine dell’anno in allegria. Esco dal campo e facciamo un giretto in camper. Piccoli negozi di frutta e generi alimentari, palmeti, c’è un albero morto, maestoso, disteso sulla sabbia rossa con le radici al vento, Rida, la guida libica, dice che è centenario. In un bel bungalow rotondo, decorato dalle pareti al soffitto, sistemiamo i tavoli. Ognuno di noi ha portato antipasti, dolci, vino e spumante, Rosetta, in un gran pentolone, prepara una buonissima pasta al pomodoro, mentre si sente il profumo delle bistecche messe a cuocere sulla griglia, cena offerta dalla “ Presidenza.”. Cosi consumiamo il nostro cenone di fine d’anno, brindando all’anno nuovo con la speranza che il vecchio si porti via tutte le cose brutte e i litigi dei politici. Salutiamo i ragazzi tuareg gentili e sempre disponibili, facciamo delle foto e il primo giorno del nuovo anno partiamo all’alba, l’asfalto ha lunghe pieghe orizzontali e qua e là grosse buche, siamo costretti a procedere piano e con precauzione, iniziamo il ritorno verso Nord, direzione Leptis Magna, la videocamera è fissata sul cruscotto e riprende le immagini traballanti del sorgere del sole, poi la strada si fa più agevole, ennesimo posto di blocco e il deserto si va animando con rada vegetazione e finalmente a sera dopo aver percorso 750 km, ci fermiamo a dormire nel posteggio di un albergo, Il 2 gennaio viaggiamo tutta la mattinata con brevi soste per la colazione e per rifornirci di carburante (il gasolio in Libia costa € 0,08 centesimi al litro), nel tardo pomeriggio si arriva alla città romana e si pernotta nel parcheggio della zona archeologica, cena al ristorante fuori del campo. Il 3 gennaio, visitiamo la città romana meglio conservata di tutta l’aria del Mediterraneo e luogo di nascita dell’imperatore romano Settimio Severo, Leptis Magna. La guida ci porta, attraverso l’arco di Settimio Severo, con curiosi capitelli triangolare, a visitare questa straordinaria città: lunghi colonnati, ruderi, le latrine, una piscina, mascheroni di Meduse, il mercato con i banchi di marmo, la Basilica, il teatro e poco lontano il mare. La visita dura tutta la mattinata, facciamo acquisti, pranziamo e nel pomeriggio partiamo alla volta di Tripoli, dove arriviamo dopo 50 chilometri. Ci fermiamo nei pressi del mercato del pesce e ordiniamo il pesce per la cena della sera poi parcheggiamo i nostri camper in una bella piazza con una fontana zampillante proprio di fronte al castello, in alto un grande ritratto di Gheddafi, di fronte, su una collina un castello e al di là della piazza il mare. Lasciati i camper ci avviamo a visitare la Medina, facciamo gli ultimi acquisti e ammiriamo dal di fuori la moschea. La sera un pulmino ci porta al mercato del pesce, proprio dove si trova il ristorante, nei nostri piatti una grande ricciola che non riusciamo a consumare per intero e al ristorante ritroviamo una comitiva di camperisti catanesi che avevamo incontrato a Gadames, cenano con noi il poliziotto, un ragazzo un po’ maldestro e imbranato ma gentile e disponibile e Rida, la guida libica che parlava perfettamente l’italiano. Aveva studiato in Italia. Al ritorno facciamo un giro per la città risplendente di luci, vediamo una moschea che era stata una chiesa, insomma Tripoli, considerata la sua storia più recente, è simile a qualsiasi città italiana, peccato non averla vista di giorno e con più comodo, guardando i negozi, parlando con la gente. pacifica e cortese di cui conservo un ottimo ricordo. Il giorno seguente, 4 gennaio, nel Castello visitiamo il Museo: statue greco-romane, mosaici, arti e tradizioni popolari, costumi, gioielli antichi e le immagini della rivoluzione di Gheddafi. . Al termine partenza per Sabrata, visita al sito archeologico di origine punica. La facciata del teatro perfettamente conservata, la casa di Leda col cigno, la statua di Apollo, infine trasferimento in frontiera per il disbrigo delle pratiche doganali che si protrarranno sino a tarda sera, consegna delle targhe libiche, controllo dei passaporti e dei libretti di circolazione. Salutiamo la guida e il poliziotto che avevano diviso con noi la bella avventura e proseguiamo in territorio tunisino verso Matameur dove dormiamo alle ghorfas, antichi granai, molto caratteristici, consumiamo la nostra ultima cena insieme: panettone, dolcetti, vino e brindisi con spumante. Il giorno dopo quattro equipaggi si fermano ancora qualche giorno per visitare la Tunisia, tre, di buon mattino, il mio, quello di Cristina e Antonio, di Violetta e Aldo partano alla volta di Tunisi. Una breve visita alla città, pernottamento nel parcheggio proprio al centro cittadino. Giorno 6 gennaio, ultimi acquisti e imbarco al porto della Goulet sulla Grimaldi per Salerno. Il 7 gennaio siamo a Salerno, ci salutiamo fuori dal porto, un po’ emozionati. Fine dell’avventura.
E’ stata una massacrante ma bellissima esperienza, non avrei mai pensato di farcela data la mia veneranda età (75 per la precisione) e che sono stata sola alla guida del camper, però, ringrazio Cristina, il mio amico Antonio e Rida per avermi sostituito a volte al volante, quando mi sentivo esausta per i tanti chilometri percorsi soprattutto di sera, col buio. Forse la Libia va fatta così, personalmente, avrei preferito aggiungere al viaggio almeno tre giorni, avrei evitato lo stress di lunghe maratone, il primo giorno, quando siamo andati verso l’Acacus e quando da Sud ci siamo trasferiti a Nord per la tappa di ritorno. avrei visitato le città che a volte abbiamo sfiorato, con più calma, però, alcuni di noi potevano sfruttare soltanto le vacanze di Natale e non si poteva fare altrimenti. Cinquemila chilometri, tanta fatica ma l’organizzazione del Traiano Camper Club è stata perfetta, e l’Agenzia libica a cui si era affidata, molto efficiente. Siamo stati sempre al sicuro, ogni inconveniente è stato risolto in fretta e con perizia, la comitiva, dopo tutto, si è rivelata affiatata con promesse di rivederci. Geppina Lo Bello |